Italia, gennaio – febbraio - marzo 2015

“La qualità del vino. capitolo XI”

Gianfranco Soldera per la rivista Oinos

L’andamento stagionale è stato migliore di quello del 2013, abbiamo avuto meno caldo e un numero minore di giorni di pioggia, ma la quantità d’acqua è stata moltissima. Anche in questo inverno non ho letamato le vigne, poiché ho ritenuto il farlo molto dannoso per la qualità dell’uva data l’enorme quantità di acqua esistente in superficie: dare la possibilità alla pianta di assorbire nutrienti nel primo strato del terreno, anziché obbligare la vite a cercare la nutrizione in profondità è, secondo me, molto dannoso per la qualità dell’uva.

Ho continuato nelle bonifiche idrauliche delle vigne e ringrazio il prof. Trinchero del Politecnico di Torino, che, col suo staff, ha iniziato a studiare il mio sottosuolo, ricercando la quantità di acqua esistente, anche sino a dieci metri di profondità (la prima fase di questa ricerca è stata anche presentata al premio Soldera il 20/02/2015 a Montecitorio), ciò mi ha permesso di scavare fossi profondi anche 2,5 metri per far defluire l’acqua dalle vene all’esterno delle vigne. È un lavoro molto complesso e occorre molto tempo, ma credo sia indispensabile per riequilibrare e consumare l’acqua che la natura ci fornisce, in questi ultimi otto anni in eccesso, rispetto alla situazione degli anni Novanta.

Pensate che l’esperto del CNR Bernardo Gozzini scrive sul Corriere della Sera del 6/11/2014 “[…]il mare ha una temperatura di circa due gradi oltre la media stagionale[…]un 2014 che rischia di essere tra i cinque anni più caldi, dal 1880 a oggi” e secondo Isac – CNR “abbiamo assistito all’ottobre più caldo dall’Ottocento e un’anomalia di 3,2 gradi in più rispetto alla media del periodo 1971-2000[…]mercoledì scorso – 5/11/2014 – a Firenze la temperatura massima è stata di 23 gradi, circa 7 gradi in più della media storica, non è poco”.

Effettuando questi lavori di bonifica, mi sono ricordato che il mio bisnonno aveva campi di circa mezzo ettaro tutti contornati da fossi profondi ai quattro lati e con pendenze verso i quattro fossi, inoltre esistevano lungo i fossi siepi ed alberi che limitavano i venti freddi e quelli caldi: ciò mi ha confermato ancora una volta che i contadini conoscevano la loro terra profondamente e sapevano perfettamente cosa poteva dare e come mantenere la qualità dei loro prodotti nel tempo. Credo che dovremmo imparare a mantenere l’equilibrio della terra, dell’acqua e delle piante pensando all’utilizzo della terra non più in modo estensivo e intensivo e ciò anche per avere prodotti più sani e salutari (la quantità d’allergie è un segnale molto preoccupante della salute degli umani).

Una buona notizia viene dai cittadini del comune di Malles in Alto Adige (da “la Repubblica” del 09/09/2014), che, con un referendum, hanno deciso, col 75% dei voti, di vietare in tutto il territorio del Comune l’utilizzo di tutti i pesticidi. Purtroppo in Italia si usano ancora 175mila tonnellate di pesticidi e, come afferma l’entomologo prof. Claudio Porrini dell’Università di Bologna, esiste una moria di api dovuta a pesticidi che provoca gravi danni all’ambiente. Speriamo che altri comuni seguano l’esempio di Malles e che gli insegnamenti dei vecchi coltivatori siano seguiti anche dai giovani (gli amici langhetti, produttori di Barolo da anni, combattono i disboscamenti e gli impianti di vigne in terreni non adatti). Voglio inoltre ricordare che tutti noi siamo ciò che mangiamo e beviamo, come anche scrive Michael Pollan nei libri “Il dilemma dell’onnivoro” e “In difesa del cibo”.

Ho terminato la potatura con la disinfezione e la cicatrizzazione di ogni taglio nei tempi previsti e sono riuscito a lavorare tutte le vigne, compresa la zappatura manuale di tutte le viti, che, a mio avviso, è assolutamente indispensabile per ottenere un’ottima uva. Abbiamo iniziato a sistemare la palificazioni e tendere i fili in modo che le viti siano stabili e pronte a sostenere lo sviluppo vegetativo.

Sono passati 55 ani dalla morte di Adriano Olivetti e Rai Tre, nella trasmissione “Storia…”, ha ricordato la figura di questo grande genio italiano, che ha innovato l’industria, l’economia, la società, superando capitalismo e socialismo, l’architettura, la scuola, la scienza: le opere e il pensiero di Olivetti dovrebbero, a mio avviso, essere studiate in tutte le scuole e anche nelle Università. In questi momenti di profondi cambiamenti, l’esempio di Adriano Olivetti dovrebbe essere portato avanti anche da politici capaci di innovare e cambiare i rapporti con e tra i cittadini.

È riesploso lo scandalo delle quote latte, poiché l’Unione Europea ne chiede il pagamento; la Corte dei Conti, in una relazione dell’ottobre 2014, scrive che la riscossione esattoriale non è stata attivata. La situazione attuale è la seguente: l’Italia ha pagato 4 miliardi e 494 milioni di euro, di cui 4,2 miliardi di euro a carico dei contribuenti (perciò non di chi doveva pagare le multe, cioè i produttori di latte inadempienti) e a fine 2014  restavano ancora, a  carico degli allevatori, 2,207 miliardi, di cui 640 milioni non esigibili e/o irrecuperabili, 286 milioni pagati e 466 milioni rateizzati; residuano 1,347 miliardi di euro. Per questa somma il ministro Martina ha detto di aver inviato 1455 cartelle esattoriali, affermando inoltre “La Lega ha speculato sugli allevatori”. Quanto sopra risulta da un’indagine che il giornalista Sergio Rizzo ha scritto sabato 28 febbraio 2015 sul Corriere della Sera.

Sempre sul Corriere della Sera del 28 febbraio 2015 un’inchiesta del giornalista Francesco Alberti ha denunciato “i predoni del pesce che distruggono il Po”: bande venute dall’Est Europa saccheggiano il fiume di notte con reti enormi, sostanze chimiche, elettrostorditori. L’allarme è: “Rischiamo il disastro ambientale!”. Il prezzo del pesce così pescato è di 0,10 centesimi al kg (10 euro al quintale) sul mercato clandestino.

Sono molto preoccupato dalle notizie di questi fatti, che creano enormi danni ambientali nel tempo e che sono molto difficili da combattere.

Lascio volutamente per ultima la bella notizia dell’assegnazione all’amico Roberto Rossi, patron del ristorante Silene di Pescina di Seggiano, della prima stella Michelin: tanti complimenti ed auguri di grandi successi!

Cosa ne pensate?