Dalla rivista “Oinos” – di  G. Soldera

La stagione della vite è terminata con la vendemmia ed è stata sicuramente una delle più difficili delle mie trentanove annate: inverno molto mite e piogge abbondanti sin al 25 luglio, agosto e settembre non buoni. Ho raccolto il 30 settembre la metà delle mie vigne, l’altra metà ho aspettato sino al 5 ottobre per sfruttare al massimo il tempo bello di ottobre, la resa è di circa 11 quintali per ettaro (perciò circa 1/7 – si è proprio un settimo – della produzione prevista dal disciplinare del Brunello che permette 75 quintali d’uva per ettaro).

Questa annata così difficile mi ha insegnato moltissimo e voglio ringraziare i professori  Bruno Bagnoli, entomologo Università della Tuscia e Daniele Trinchero del Politecnico di Torino, che hanno iniziato quest’anno a collaborare con Case Basse, unendosi così agli amici professori Luigi Bavaresco, Mauro Cresti, Mario Fregoni, Lorenzo Genesio, Luigi Odello, Sauro Simoni, Giuseppe Surico, Rita Vignani, Massimo Vincenzini ed all’Ing. Luciano Ardingo – Presidente SPEE che sta raccogliendo nella rete intelligente di Case Basse tutti gli studi.

Un amico, una sera a cena, mi ha chiesto: “Com’è possibile che con tutte le ricerche che fai da tantissimi anni, non riesci ad ovviare a stagioni così avverse?”, la mia risposta è stata: fare un vino naturale con la sola uva delle mie vigne e senza alcun aiuto di alcun genere in cantina è un’impresa molto difficile, che necessita di continui studi in tantissimi campi; sicuramente, se non conoscessi quello che conosco oggi, quest’anno avrei fatto un vino come nel 1989, unica annata della quale non ho venduto nulla; sono perciò molto contento di poter dire che anche il 2014 sarà poco ma un ottimo vino,  ciò grazie ai continui studi e ricerche che gli amici professori fanno a Case Basse.

Il mercato del vino in Italia è in una situazione molto difficile sia per la crisi economica, sia perché i punti vendita debbono smaltire le scorte fatte negli anni scorsi, sia per la quantità di bottiglie offerte dal proliferare di produttori, che, dagli anni novanta sono entrati sul mercato e questa situazione porta ad un abbassamento del prezzo che si traduce in regali di bottiglie al cliente, ma in questo modo si riempiono le cantine e ciò preclude e limita le vendite del vino negli anni seguenti. Oltre a dilazioni nei pagamenti che sono altrettanto deleterie per una sana gestione economica dalla società produttrice. Il patron di Esselunga Bernardo Caprotti dichiara al Corriere della Sera che il vino supera la soglia del 50% di sconto. La mia risposta a questa situazione è stata la drastica riduzione dell’assegnazione al mercato nazionale e la valorizzazione del mercato estero, che ha risposto benissimo all’offerta del mio vino.

Il tema del lavoro è in questo periodo di assoluta priorità ed il Governo ha presentato il suo progetto di legge, in discussione alle camere in assoluto dissenso del maggiore sindacato italiano. Ma il lavoro non si crea con leggi o con scioperi si crea solo realizzando le situazioni ottimali per produrre beni che siano vendibili all’estero ed alcune di queste sono, a mio avviso:

1) Semplificazione in tutti i passaggi che le aziende devono compiere per esercitare il diritto di produrre, che è sancito dalla Costituzione. È emblematico che Cottarelli, commissario alla spending-review, abbia dichiarato, in un’intervista al Corriere della Sera, che la burocrazia non gli forniva neanche i documenti richiesti; afferma inoltre che vengono scritte leggi lunghissime, difficilmente leggibili. Secondo  la Comunità Europea le formalità burocratiche italiane costano alle piccole e medie imprese italiane 30 miliardi di euro!!! È di circa un mese fa la notizia che investitori inglesi (signora Deighton, moglie del segretario al tesoro inglese ed il signor Taylor, importante uomo di affari) hanno acquistato nel 2008 trenta ettari di terreno in Puglia per costruire una struttura turistica alberghiera con un investimento previsto di settanta milioni di euro: hanno rinunciato all’impresa poiché in sei anni non sono riusciti ad avere i permessi.

2) Come è pensabile che le aziende investano in Italia quando non possono licenziare dipendenti che:

  1. a) Non si presentava al lavoro per moltissimo tempo senza alcun avviso né giustificazione a causa di una continua ubriachezza, ma il giudice lo ha reintegrato.
  2. b) L’infermiere che picchia un paziente ed è licenziato per questo motivo, ma il giudice lo reintegra.
  3. c) Anche il vigile del fuoco, arrestato mentre rapina una banca e perciò sospeso dal servizio, viene reintegrato dal giudice.
  4. d) Il dipendente in malattia, che svolge in quel periodo un altro lavoro e perciò licenziato, viene reintegrato dal giudice.

Nel saggio dell’Avv. Andrea Del Re “L’art. 18: le reintegrazione al lavoro” curato da Massimo Bornengo e Antonio Orazi, sono riportati innumerevoli casi di reintegro che sicuramente limitano le aziende dall’investire ed aprire unità produttive in Italia e tutto questo produce un enorme danno economico e toglie lavoro a chi si comporta correttamente.

3) Giustizia: perciò equità – celerità – eguaglianza di tutti. Il Corriere della Sera nell’agosto 2014 titola “Giustizia troppo lenta, non investiamo”: la multinazionale USA Alps South voleva aprire uno stabilimento a Bassano del Grappa con l’assunzione di circa 400 dipendenti, ma hanno rinunciato soprattutto per la lentezza della giustizia nella tutela dei loro diritti. È emblematica la posizione dell’Italia sulla tutela nell’esecuzione dei contratti, siamo 103° nel mondo con 1185 giorni di tempo per far rispettare un contratto con 37 procedure ed un costo del 23,1% di spese sul valore complessivo; i giorni previsti negli altri paesi sono 467 per Gran Bretagna, 395 per la Francia, 394 per la Germania, 280 per la Norvegia (queste sono fonti DoingBusiness del 2014).

Entrando nel problema del lavoro, che sta cambiando velocemente in modo globale, è necessario che l’impresa sia messa in grado di competere economicamente con le imprese di tutto il mondo occidentale e perciò anche le leggi che lo regolano devono essere uguali/simili, in modo che le aziende possano produrre, prosperare e assumere dipendenti, che peraltro lavoreranno sempre di più in modo diverso dal passato. La domanda di lavoro sarà sempre più incentrata sulla specializzazione, sulla conoscenza, sulle competenze individuali e distintive, su profili innovativi capaci di portare grande valore aggiunto e ciò porterà una riduzione significativa della domanda di lavoro ripetitiva, a basso contenuto di know-how e di innovazione perciò sempre di più la robotica sostituirà  l’uomo, che dovrebbe essere sempre più duttile, creativo, innovativo e culturalmente preparato.

Certamente bisogna tenere conto che ci sono 15mila precetti di diritto italiano ad immobilizzare il lavoro, rendendo difficili le assunzioni, come scrive l’Avv. Falasca nel saggio “Divieto di assumere” ed. Lavoro, Roma 2014.

Altro caso emblematico citato nel libro dell’Avv. Falasca è quello del comandante Schettino, che Costa Crociere non è ancora riuscita a licenziare perché il processo si è incagliato e a oggi non è stato ancora possibile fare una sola udienza in merito al licenziamento.

Cosa ne pensate?